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Soul Pills

Certe cose che succedono alla radio non potrebbero succedere altrove.

Durante “l’episodio” del 23 Gennaio di The Soul Haven, proprio alla fine hanno fatto capolino le Soul Pills.

Perché ci siamo complicati la vita, fra le password, i dischi di Michele e adesso anche con la dose di SOUL di Lucia.

A noi piace così, perché ci piace – nel nostro piccolo, ovviamente – poter dare qualcosa, poterci mettere qualcosa di nostro, potere in un certo senso annullare le distanze e riportare il nostro piccolo modo di esserci alla comunicazione “uno a uno” con te che ci ascolti.

Che sia il martedì sera, proprio mentre queste cose succedono, che più tardi, con calma. Oggi è bello anche così e viva internet per questo.

Ecco, quello che è successo è che Lucia ha scritto qualche appunto musicale “fuori pills” e mentre suonava quel disco che ha scelto e raccontato ci ha mandato questo:

Non so assolutamente niente di hip hop, e ho una montagna di amici e colleghi super bravi che pronunciano senza sbagliare un respiro tutti quei nomi pazzeschi di artisti che si esibiscono avvolti da catene d’oro. Quel ragazzo, però, che giovanissimo fa un disco – avrà avuto l’età di una mia prima liceo – e poi un altro quando io andavo all’università e giocavo con mio fratello con un Commodore 64 fino allo sfinimento, quel ragazzo che si fa(ceva) chiamare qualcosa come ‘Le signore amano J il Figo’, è stato un ritmo che non lasci più. Che straniamento innovativo quelle parole d’amore così mature per un giovane, quel ritmo ‘parlato’ su una base che potresti mandare in loop praticamente per sempre. I Need Love, ho bisogno d’amore, sì, anche e soprattutto nel ghetto, anche con il boombox altissimo, perché il Queens non è la Quarta Avenue, New York è un po’ peggio anche del peggior B-movie, perché alla fine della giornata l’eroe moderno parla di sé e del bisogno di profondità, di un complice importante. Lo fa con l’arte che ha un ragazzo afroamericano alla fine degli anni ottanta in una città-continente in cui la musica che esce dal radiolone è l’arma più innocua – la colonna sonora del ghetto, appunto.
Ladies – still – Love Cool J. I do! (E sono quella del soul della prima ora…) – Lucia

Non lo sapeva che Simone, dall’altra parte, stava sfogliando la sua collezione.

Quella bella, dico io, quella “in vinile”.

E condivide questo istante.

Ecco, forse anche solo in minima parte, ma queste sono le piccole cose magiche che succedono alla radio, dove c’è la radio accesa, dove le persone si connettono anche senza saperlo.

E a tutti noi piace così.

 

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