Aaron-Abernathy-Soul-Revolution

Aaron Abernathy è un nome importante, oggi.

Anche se al momento non è uno di quelli che affollano le ribalte illuminate.

Il suo lavoro più recente, “Epilogue”, intanto è un concept album: segno importante che sottolinea come ancora nel 2019 l’oggetto album sia un valore artistico indiscutibile anche se ci troviamo nell’era dello streaming e del consumo superficiale anche della musica.

Aaron Abernathy – dentro Epilogue

È il quarto “concept” dell’artista, che arriva a chiudere un poker composto da “Prologue”, “Monologue”, “Dialogue” ed ora chiuso da “Epilogue”.

Tre sezioni: la sua di lui, la sua di lei e la nostra. Uno schema perfetto.

In questa ora abbondante di musica, Aaron Abernathy ci accompagna nella prospettiva maschile dell’amore e della sofferenza per amore, dell’abbandono e della riconciliazione.

Nella prospettiva ‘sua di lei’ è Noelle la persona che parla e che canta con la voce di Cecily.

Le due strade si incontrano, nella prospettiva che è ‘nostra’.

“Epilogue”, insomma, racconta la ricerca della guarigione e risoluzione dei problemi di una relazione finita (male).

Indica, in sostanza, il modo per andare avanti e senza arrendersi cercare l’amore che ciascuno desidera per il proprio futuro.

“Ho scritto questo album perché troppo spesso passiamo da una relazione all’altra senza lavorare su noi stessi. In questo modo creiamo un circolo vizioso in cui camminiamo continuamente in relazioni impreparati a fare la nostra parte al fine di costruire un amore che possa durare”

Aaron Abernathy Epilogue

Aaron Abernathy – come suona Epilogue

Musicalmente passiamo con disinvoltura attraverso una miriade impressionante di colori: “Lonely Nights” è Motown, c’è il pianoforte di Elton John in “The Bitter Things In Life”, il porpora di Prince in “Song & Dance”, il neo soul in “Revisions” e il gospel in “Noelle”.

Maledettamente reale, il disco di Aaron Abernathy propone agli uomini di essere più trasparenti nel mostrate la propria vulnerabilità incoraggiando una conversazione meno superficiale da parte degli uomini quando si tratta di amore.

Musicalmente denso, anche perché non dimentichiamo che Aaron Abernathy è il direttore musicale di entità quali Black Milk e Slum Village oltre che collaboratore di Eric Roberson, Jack White e The Foreign Exchange.

Tutti nomi che hanno sicuramente potuto ampliare le prospettive artistiche (e si sente).

Un disco che chiede di essere ascoltato sequenzialmente, come si faceva ai vecchi tempi.

Un disco – questo di Aaron Abernathy – che si colloca perfettamente come opera unica insieme ai suoi precedenti.

Aaron Abernathy – ascolta Epilogue