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Soul Train è stato un varietà fondamentale basato sulla musica e sulla danza moderna.

Va in onda per 35 anni (dal 1971 al 2006) negli Stati Uniti e consolida diversi generi musicali con attenzione particolare a R&B, Soul, Dance e Hiphop.

Don Cornelius, il creatore e produttore di Soul Train, è al timone fino al 1993 (anche se dietro le quinte per molti anni ancora) salutando ogni settimana per ventuno anni gli americani così: “Benvenuti, state facendo il viaggio più hippy di tutta l’America” e congedati con “Sono Don Cornelius e come sempre, prima di andare via,  vi auguro amore, pace e SOUL”

Uno show ultra-hip, se mi puoi passare il termine, che ha posto la cultura black al centro.

Parte da Chicago e viene trasmesso da una tv locale. Più tardi, grazie alla syndication furono numerose le tv che contribuirono a distribuire Soul Train nei singoli stati fino a portarlo allo stato di trasmissione prima cult e poi di sicuro successo e riferimento per i neri d’America (e non solo).

La caratterstica, la genialità del programma fu quella – certamente – di diffondere la musica nera in tutti gli Stati Uniti, ma anche quella di affermare stili di vita, mode, passi di danza quali ad esempio la Soul Train Line

 

Soul Train diventa American Soul e vive ancora in tv

In tutto e per tutto è un modo di essere.

Oggi Soul Train è una serie TV.

Importante, perché permette di ricordare cosa ha significato la visione di Don Cornelius.

Nel primo episodio c’è una frase che è già emblematica: “Voglio che i ragazzi neri siano visti esattamente come sono: forti, potenti e bellissimi”.

Still from BET’s “American Soul” episode 102. (Annette Brown/BET)

L’iconografia che viene trasmessa su BET è precisa, lo spettacolo nello spettacolo garantito sia dalla musica che dalle storie dei singoli personaggi che si snodano a fare da trama alla serie. Dentro ci sono anche la segregazione, il razzismo e ovviamente (siamo nel 1971) il Vietnam.

Io non so se sono stato catturato più dalla musica, dalle storie dei protagonisti delle vicende che sono attorno allo spettacolo o dalla grandissima determinazione di Don Cornelius.

Sta di fatto che questa serie mi sta appassionando forse più di The Get Down (che è più “fumetto” rispetto ad American Soul, senza alcuna ombra di dubbio) e presenta, al di là della musica bellissima che ne fa da ossatura, uno spaccato di storia americana che non deve essere dato per scontato, oggi.

Soul Train inizia di nuovo in TV da quel 2 Ottobre 1971

American Soul, così si intitola, parte da uno dei punti più importanti per la storia di Soul Train: l’episodio del 2 ottobre 1971 e la sua preparazione.

Così si racconta di come Don Cornelius riuscì ad avere Gladys Knight nello spettacolo (per la serie TV è una fantastica Kelly Rowland).

Quel momento fu la scintilla che innescò la serie di eventi che portò Soul Train dall’essere una trasmissione locale ad essere un’icona americana.

Spike Lee definisce Soul Train “una capsula del tempo della musica urban” e sicuramente non gli possiamo dare torto.

Negli anni 70 ospita tutti i più grandi: Marvin Gaye, Al Green, Tina Turner, Patti Labelle, Diana Ross, James Brown, Aretha Franklin, Stevie Wonder, Barry White (seguito da un’orchestra di 40 elementi). Giusto per nominarne qualcuno. L’elenco completo lo trovi qui (e sono 1.117 episodi)

Don Cornelius ci tiene compagnia su BET per 10 episodi che costituiscono la prima stagione di American Soul.

I primi due sono disponibili sul sito di BET  e speriamo che American Soul sia presto disponibile integralmente anche in Italia: la rete dà Netflix come piattaforma principale per la sua distribuzione. Restiamo in ascolto per tutti gli aggiornamenti.

Nel frattempo, sulla rete è disponibile il documentario ufficiale dedicato al programma culto.