Anderson .Paak Ventura

Parlare a voce alta di Oxnard quando dopo pochi mesi ne esce il seguito, Ventura, può sembrare facile.

Ma non sarebbe stato opportuno farlo prima, solo su supposizioni, sarebbero state piccole speculazioni di cui la musica non si cura, perché di questo se ne curano “i media”.

Di fronte a una sostanziale alzata di scudi che lo hanno definito un capolavoro, secondo alcuni – me compreso – Oxnard non era affatto il disco di Anderson .Paak più riuscito.

Almeno non era riuscito meglio di Malibu. E non ne aveva nemmeno bissato l’interesse, non si era mosso, poteva sembrare un compitino. Ben svolto, ci mancherebbe altro, ma mancava qualcosa. O più di qualcosa.

Oxnard è un disco dritto, quasi esclusivamente hiphop, dove Anderson .Paak si diverte un sacco, ma le regole le ha scritte Dr Dre. E alla fine si sente.

E alla fine emerge.

E diventa ancora più evidente dopo l’ascolto di Ventura.

Ovvio che non si debba mai buttare il bimbo insieme all’acqua sporca e pezzi come ‘Tints’, ‘Trippy’, ‘Smile’ o ‘The Chase’: li teniamo ben stretti fra le pagine più belle del repertorio del piccolo Anderson .Paak, ma dopo Malibu non era affatto sufficiente per definire un passo avanti nel percorso.

Oxnard è stato ben incubato da Apple tutta, a partire da quel pezzo che poi sul disco non ci sarà, ‘Bubblin’, usato per una pubblicità di casa Cupertino e poi nel battage senza precedenti (forse ancora più massiccio di quanto fatto con Scorpion di Drake) su tutti i suoi canali.

Ecco perché Ventura diventa importante, fondamentale, e Oxnard diventa un interludio, un rito di passaggio, una finestra che ci aiuta a comprendere come sia cresciuto Anderson .Paak a livello artistico.

Un diario della sua esperienza “alla corte di Dr Dre”, interessante, ma ci fermiamo a quello.

Ventura ha un respiro diverso, ha un orizzonte che non si conclude, esattamente come Malibu e Venice prima ancora.

Del resto, è lo stesso Anderson Paak che come pubblica Esquire, ha definito così il suo lavoro con Dre:

È stato un processo di apprendimento per lui e con me. Ho dovuto scendere a compromessi su alcune cose e lui ha fatto altrettanto. Stavo imparando molto da lui su Oxnard e questo ha permesso di aprirmi e di essere prodotto e di essere più di un recipeinte.
Da parte sua di certo ha imparato altre cose, come prestare attenzione e assiurarsi che tutte le canzoni fossero giuste e che si poteva fidare nel pubblicare materiale su base regolare. È una cosa interessante.
E quando non capiva, beh, era come se il suo atteggiamento fosse: ‘hey, io sono un rapper, devo fidarmi e credere che sappia quello che sta facendo’. Lo amo per questo.

Dre mi ha lasciato un sacco di margine su Ventura. Tipo che ha capito perfettamente tutto. Ho potuto spiegare le mie ali sulla produzione e sulla scrittura e anche sulle collaborazioni che ci sono in Ventura.

Era tipo, sembra che tu abbia capito. Ho spiegato le mie ali sulla produzione e sulla scrittura e su queste collaborazioni. Di nuovo, molto ambizioso, lavorando anche con delle icone della musica. È stato bello lavorare con Dre.

E poi arriva Ventura, zuppo di anni settanta e sessanta (I colori di Motown, ma anche di band come Delfonics e Stylistics sono presenti a più riprese). Ed è bellissimo, questa volta sì, come le pennellate alla Curtis Mayfield di ‘King James’ (“We’ve been through it all, thought it could be worse.. there’s nothing new or sharp about the cutting edge (…) What about the love? Coming with me, what about the labour? Coming with me”

E poi c’è Sonyae Elise (un ritorno, da Malibu) che aiuta .Paak là dove sembra tingersi tutto di una delle tonalità del porpora di Minneapolis, ‘Chosen One’ sembra uscita da Paisley Park e portata in autostop a Ventura.

‘Make It Better’ è la canzone più bella del mondo (cit., Massimo Oldani) con Smokey Robinson e i due ad omaggiare la Hi Records di Al Green, anzi, ad omaggiare proprio il Reverendo.

Ecco, sono queste cose, questo essere ancorato sì al passato ma con i piedi ben piantati nel presente ad averci fatto amare Anderson .Paak. E se lo avevamo un po’ perso per strada perché Oxnard era più un disco di Dre che suo, con Ventura rimettiamo le cose a posto, in un album che non ha filler, che non ti spinge a usare il tasto skip.

‘Winners Circle’ è neo soul che incontra gli Earth, Wind And Fire a metà strada con Al Jarreau che ha appena salutato Sun-Ra, ed è un’altra delle meraviglie. Così, giusto per dire.

Sono 37 minuti magici, quelli di Ventura, sono quei trentasette minuti che ci sono mancati in Oxnard, sono quelli che andranno in loop per tanto, tanto tempo.