TRENTA 04 2019 Soul (R)Evolution Header

Trenta 04 2019 Soul (R)Evolution è andato in onda su Radio Milano International New Vibes ed è ora disponibile on demand. Ascoltalo qui:

Trenta 04 2019 Soul (R)Evolution #playlist

THE O’JAYS – Stand Up (Show Love)

KELLY FINNIGAN – I’ll Never Love Again

TANIKA CHARLES – Dans Les Nouages

NICOLE BUS – You (feat. Ghostface Killah) Remix

ANTHONY EVANS – Fighting For Us

BJ THE CHICAGO KID – Time Today

PINK SWEAT$ – Coke And Henny Pt 2

LIZZO – Soulmate

TANK AND THE BANGAS – Nice Things

ROMDERFUL x SHAKKA, DOUNIA – Run Tings

RAYANA JAY – Love Me Like (feat. DUCKWRTH)

LOYLE CARNER & TOM MISCH – Angel

JORDAN RAKEI – Say Something

RASHAAN PATTERSON – Sent From Heaven

TONY MOMRELLE – Sunshine (feat. Ben Jones)

THE BRAND NEW HEAVIES – Getaway (feat. N’Dea Davenport)

TAHIRAH MEMORY – Wait

TRENTA 04 2019 Soul (R)Evolution Playlist

Trenta 04 2019 Soul (R)Evolution #fuori(R)evolution

Quando mi trovo costretto a chiarire cosa significhi per me “la nuova musica” o il significato che viene dato da me a quell’hashtag #newmusicalert sembra impossibile farlo quando alla radio inizi un episodio con The O’Jays in Trenta 04 2019 Soul (R)Evolution (sì, questo di mettere tutto per esteso e con la data è un vezzo tipografico, me lo fai passare?)

The O’Jays. Sì, perché loro ci sono dal 1958 (millenovecentocinquantotto), non da ieri, e dopo trenta dischi (esclude le raccolte e le incisioni live) arriva il trentunesimo. Perché pare brutto dopo aver fatto trenta – e visto che siamo in ballo –  non fare trentuno.

Ma quando lo ascolti, quel disco, quel “The Last Word” (nel senso che pare vogliano ritirarsi ufficialmente dopo il tour da completare negli Stati Uniti), ti rendi conto che è musica nuova. Che non sarebbe esistita nel 1958, 68, 78 e nemmeno nell’88 o nel 98. È musica di oggi ed esiste da oggi.

Così come è musica nuova quella di Kelly Finnigan, moderno cantastorie soul, o musica nuova quella di Tanika Charles che ci dice che il posto lasciato vuoto da Diana Ross adesso lo occupa lei, con un secondo disco sicuramente migliore addirittura del pregevole “Soul Run” che ne sanciva il debutto. “The Gumption” è prodotto anche da Chin Injeti (Drake, Eminem, Aloe Blacc, P!nk, 50 Cent, insomma gente che quando Diana Ross vendeva tanti dischi non era nemmeno nata).

E poi, suvvia, come fa ad essere musica nuova una roba con il Wu Tang Clan? La storia che c’è dietro al remix di “You” per Nicole Bus fatto da Ghostface Killah l’ho raccontata alla radio.

Ecco il motivo per cui tutta questa è musica nuova. Non è un motivo banale, non è semplicemente per il fatto che siano dischi usciti di recente, non è soltanto un fatto di anagrafe e di tempi.

Più che altro è un fatto di attitudine, è una dichiarazione ferma e precisa che siccome la musica di matrice black (già, black is the new black, l’ha inventata Andrea Ercolani questa cosa e di questo gliene sono debitore) vive ed esiste grazie alle contaminazioni forse oggi ci è sfuggita dal controllo.

Il controllo del parruccone incipriato che pensa che è nuovo solo quello che è “fatto strano”, che “non l’ho mai sentito prima”, che “ma è uscito la settimana scorsa, è vecchio, oggi c’è la nuova band elettroemozionale eterea” oppure c’è la posa di affermare che Anderson .Paak suona “retrò”.

Un controllo che si spezza quando si cerca di decodificare uno spirito, una musica che resta con la matrice sempre ben piantata nelle proprie origini (e quindi andiamo indietro fino agli anni sessanta) ma che non ignora quello che tutto questo tempo ha portato, assorbito, scartato a volte troppo in fretta, custodito.

Perché prova a spiegarlo tu al parruccone che fino a qualche anno fa andava in giro a sbandierare come capolavori pezzi di musica che vivevano di campionamenti, di pezzi di musica altrui, generalmente di parecchi anni prima.

E poi prova a spiegargli che oggi quello che lui – a mò di disprezzo, poverino – chiama retro soul noi lo chiamiamo “rinascimento del soul classico” perché non è “retro” non è mai stato superato e soprattutto non è mai andato via.

E che quando nel 1995 ascoltava 2Pac dentro c’era anche Isaac Hayes (con un pezzo del 1969) e che quando andava in giro a vantarsi di aver scoperto “C.R.E.A.M.” del Wu Tang Clan dentro c’era anche “As Long As I’ve Got You” delle Charmels che oggi è dentro “You” di Nicole Bus, in playlist questa settimana.

Oppure a quell’altro parruccone per il quale dopo Otis Redding c’è stato solo il diluvio e che quindi noi, poverini, dal 1967 ad oggi abbiamo ascoltato soltanto cose scadenti?

No, dico, provi a spiegarglielo tu? Dai.

Magari iniziando con la frase che per me è diventata un classico: “Una volta uscito dall’algoritmo non hai nemmeno idea di che meraviglie ci siano là fuori”.