Lapseranza

Lasperanza debutta con un album di cover.

Io non sono uno di coloro che in genere amano le cover.

Io sono uno che si è ricreduto, più di una volta, ascoltando “Seeds”.

Rico Garofalo è il comandante della nave Lasperanza, è un sassofonista ed ha esperienza trentennale nella musica. Fin da adolescente resta attaccato alla radio per ascoltare quello che i più importanti DJ inglesi offrono ai loro ascoltatori e si innamora del soul/jazz.

I semi, “seeds”, appunto, partono da lì, dalla radio. Da quel modo di fare radio che è portare la musica che si reputa più bella e condividerla con chi ti sta regalando il suo tempo. La bella radio, come dico sempre.

E per questo un disco di cover è opportuno, perché queste tracce sono i semi di ciò che Rico oggi è come musicista. Un progetto che nasce là, dentro gli anni 80, e viene custodito fino ad oggi, fino a quando nei suoi Downlight Studio Rico inventa il collettivo Lasperanza e inizia a mettere su nastro quello che oggi regala a noi con il titolo di “Seeds”.

C’è una storia, bellissima, dietro il progetto di Lasperanza.
Qualche anno fa, Rico ha inciso per suo diletto personale la cover di ‘Cannot Live Without Your Love’ di Keni Stevens. Attraverso i social media (a volte internet è una bella cosa!) la canzone è stata suonata e apprezzata in giro da vari dj, tanto da conquistare sia la partecipazione di Keni Stevens a ‘Under The Moon And Over The Sky’ (di Angela Bofil) che chiude l’album di Lasperanza, sia Rico stesso che da quel momento ha iniziato a portare avanti il progetto.

Un progetto che gioca con alcuni classici apparentemente intoccabili (mi riferisco a ‘Give Me The Night’ di George Benson o a ‘Let’s Stay Together’ di Al Green) e riesce nell’intento di rispettarli dando a ciascuno un vestito che è più del lavoro di un ottimo musicista, è il lavoro di un innamorato di quelle canzoni.

Lasperanza tratta bene ogni canzone che veste a nuovo e riesce nell’intento di rendere contemporanei alcuni capisaldi della musica soul/jazz.

C’è ‘Kilimanjaro’ che si aggiudica la fantastica interpretazione di Hannah White e porta Letta Mbulu alla ribalta. Scelta coraggiosa, quasi pazza, per rendere giustizia a un pezzo e a un’artista che forse molti conosceranno a partire da qui.

Di Tyrone Davis ci sarebbe materiale a sufficienza per scriverne un libro. La sua storia è fantastica e merita un cantastorie che le possa rendere merito e giustizia. Che possa raccontare di come l’autista del bluesman Freddie King sia arrivato al numero uno delle classifiche americane. Nel 1979 esce ‘In The Mood’ e nel 2019 Lasperanza con la voce di Dacosta Boyce (artista con il quale Rico ha collaborato anche di recente) diventa una di quelle canzoni che hanno il marchio di fabbrica della Hi Records di Memphis.

Ecco, la ricetta di Lasperanza sta proprio qui: nell’aver un grande rispetto per queste pagine di musica, nell’aver saputo cogliere punti di vista che finora non erano stati sfruttati per queste canzoni (e per inciso sarebbe stato più semplice inserire quei classici da compilation da crociera e spruzzare di cowbell il tutto per avere un sicuro fascino tutto inglese, ma fortunatamente per noi Rico rispetta anche chi lo ascolta).

Questo modo di realizzare le cover è quello che mi piace, che mi appassiona, che non mi fa venire voglia di ascoltare di nuovo gli originali dei pezzi che conosco meglio, che semmai mi fa cercare quali sono le differenze fra le versioni originali e quelle nuove. Il renderle personali e il rispetto fra artisti è una cosa preziosa nell’ambito di un progetto ambizioso come una raccolta di canzoni conosciute di altri, riproposte in un disco di debutto.

La speranza è che Lasperanza sia un progetto di lungo corso, perché se ce ne sono altre dieci, venti, trenta, tutte con questo rispetto, tutte con la medesima cura, tutte con una personalità così contemporanea allora di sicuro io ne voglio ancora.
Perché “Seeds” rende evidente la differenza tra interpretare una canzone per amore e interpretare una canzone per una performance a un talent show.

E sono sicuro anche tu.

Seeds su iTunes a questo indirizzo

e presto (spero) tutto il disco anche su Spotify