Jamila Woods header

Jamila Woods è uscita con il suo secondo disco.
Se sei di fretta ti serve solo sapere che ‘Legacy! Legacy!” è uno dei dischi più belli del mondo (cit.)
Se hai quattro minuti di tempo qui sotto cerco di spiegarti quale secondo me è il motivo.

We don’t go out
Can’t wish us away
We been burning
Brighter everyday
(BALDWIN, JAMILA WOODS, Album: LEGACY, LEGACY!)

Quattordici 05 2019 Soul (R)Evolution Jamila Woods

Sono tredici gli eroi, tutti elencati per nome [uno elencato solo tra parentesi], del secondo album di Jamila Woods.

“Nessuno di noi è libero, ma qualcuno di noi è coraggioso” sono le parole che descrivono meglio l’ambizione, la bellezza e l’empatia di uno dei dischi più belli del mondo, anno 2019.

Dodici nomi, dodici persone (Betty (for Boogie) è il remix della traccia di apertura) che hanno plasmato Jamila Woods, un legame, un’eredità, una continuità bellissima.

Alcuni di questi nomi sono ben noti: Eartha Kitt, Basquiat, Miles (Davis) e poi ci sono anche Nikki Giovanni e Sonia Sanchez, che sono poeti, James Baldwin che è stato un’eminenza della cultura e della coscienza black (suggerisco a te che stai leggendo qui di prendere uno dei suoi scritti e partendo da quello scoprire l’opera di una grandissima penna: qui c’è Gridalo Forte).

C’è Betty (Davis, anche lei come Miles ma non sono parenti), Zora Neale che scrisse “Non saprai mai tutto, io non saprò mai tutto” nel 1928 dentro “How It Feels To Be Colored Me” e c’è Frida (Khalo, ovviamente).
C’è la ribellione di Muddy (Waters) e di quel momento in cui decise, a Chicago, di suonare la chitarra elettrica perché la gente nel locale parlava a voce troppo alta e c’è la letteratura di Sun Ra (sì, la prosa non la musica, questa volta) quella di ‘This Planet Is Doomed”.

L’icona afrofuturistica Octavia Butler occupa un altro dei dodici spazi tangente alla sua trilogia della Xenogenesi dove, per la prima volta, è una donna nera con i dreadlock a sopravvivere alla fine del mondo e ad incontrare gli alieni.

Betty è (anche) Boogie McLarin, insegnante di danza a Chicago e gancio con la house music attraverso la quale sviluppa i suoi workshop che contengono coreografie, storie e tradizioni. E senza di lei, Jamila non avrebbe mai scoperto la musica house. E a lei è dedicata la traccia conclusiva del lavoro che è la versione vestita “da house music” della traccia che lo apre, “Betty”.

Legacy! Legacy! è un disco che si occupa della comunità. Un’eredità di tradizioni, di azioni, di sostanza. Non ci si può aspettare di meno da Jamila Woods che è insegnante, poetessa, attivista per i diritti civili e l’emancipazione. Una persona complessa, così come è complessa la sua forma d’arte.

Ci sono il recupero e l’orgoglio per le radici afro americane e c’è l’affermazione dell’identità femminile – da sempre argomenti che sono il cuore dell’arte di Jamila Woods. Artisticamente si va nel territorio che è stato esplorato da Solange e Moses Sumney insieme alle passeggiate di The Internet. Quello l’orizzonte, la consapevolezza però è qui più diretta, più in superficie.

In estrema sintesi, ‘Legacy! Legacy’ è un’opera che celebra quel passato che ha dato forma al presente. Una celebrazione che fa di grazia ed eleganza le proprie cifre stilistiche.

Ecco, e tutto questo è in un disco, un piccolo pezzo di plastica.
Che rappresenta tredici storie, che racconta una storia nera, che – se ci dovessimo limitare alla musica – è uno di quei momenti che dà dignità a questo fantastico passatempo.
Non solo “musica con un messaggio” ma anche un messaggio scritto in un album che non è la semplice sequenza di canzoni ma piuttosto un discorso, un dialogo, un posto in cui sedersi e fare amicizia. Un posto a cui far ritorno per sperimentare uno dei dischi più belli del mondo (cit.)

Questa la scorciatoia per arrivare prima: