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Ari Lennox tre anni dopo aver firmato con la Dreamsville di J. Cole ci regala l’album di debutto.

“Shea Butter Baby” ai primi ascolti è ‘semplicemente’ un trionfo di moderna contemporaneità sposata a una sensibilità di vecchia scuola che mette d’accordo un sacco di persone che bazzicano gli ascolti della nuova musica black.

Se sei a digiuno e vuoi – pigramente – adagiarti sulla risposta alla classica domanda: “ma suona come? Giusto per avere un’idea…” è certo che ti ritroverai dalle parti di Erykah Badu e di India Arie prima maniera, insomma in pieno anni 90. Ma è comunque una risposta parziale.

Se te la devo dire tutta, “Shea Butter Baby” ha lo stesso profumo che arriva dalla cucina quando torni da scuola. E sotto ha un messaggio necessario dedicato in primis a tutte le donne (nere, ovvio!) che semplicemente vogliono essere sè stesse senza chiedere il permesso a nessuno per esserlo. Un disco che parla di emancipazione attraverso la lente di testi scritti da un punto di vista da millenial quale Ari è.

Ari Lennox campiona Lana Del Rey nella traccia che dà il titolo a tutto il lavoro (anticipata nella colonna sonora di Creed II) e che profuma di burro di karitè che la “lei” lascia sul “lui” nel reciproco inno al desiderio che si risolve nella danza della seduzione.

E poi c’è “New Apartment”.

Già, perché “New Apartment” racchiude tutto il senso dell’album: la libertà, la conquista di un posto che è solo per se stessi, un luogo che viene sistemato con attenzione maniacale e che rappresenta esattamente chi lo vive. Salvo poi rendersi conto che sì, va tutto bene, ma è… comunque vuoto, privo di quell’energia che viene dai dialoghi, dalle risate, dalla complicità con gli altri.
C’è il campione jazz, qui, come se fosse proprio il disco di Hubert Laws del 1979 a suonare mentre Ari ci racconta i suoi pensieri, il suo rito di passaggio, come se fosse questo il vinile che suona nel nuovo appartamento.

Lo stile di Ari Lennox è qualcosa di unico. Lei scrive e interpreta in maniera diretta. Apparentemente è senza filtri, diretta e brutale. Qui sta la bellezza del disco: un disco naturale che non usa artifici per farsi piacere ma conquista con il tempo, con gli ascolti ripetuti ed entra sotto pelle.

Lo sappiamo, il territorio in cui si muove più a suo agio l’RnB è quello delle relazioni che sono il soggetto più raccontato in musica. Ed è disarmante ascoltarlo in ‘I Been’, dove Ari è più vulnerabile che mai, come nella coda finale sul sax, parlata:

But, hey, that’s life
And please don’t be in a situation where that person’s tearing you down mentally, emotionally, physically, y-
We’ve heard it a million times, I think emotional abuse is way worse than physical, sometimes
Cause that just fucks up your whole mind
You could develop whole disorders like that
Whole disorders

Quello che conquista, di tutto il disco, è l’autenticità. ‘Shea Butter Baby’ è un disco onesto nel bene e nel male. È  l’ingresso privilegiato nel nuovo appartamento di Ari Lennox dove sono rimaste in disordine le sue passioni, le sue paure, le sue speranze e tutti i suoi desideri insieme alle sue intenzioni.
E a noi viene concesso di gironzolare per quell’appartamento fino alla traccia conclusiva del lavoro, secondo me una delle migliori, ‘Static’. Che porta la sua introduzione musicale a ripetersi per tutto il pezzo mentre sopra le percussioni la vestono con i tessuti e i colori del conforto e della nostalgia, quella bella. Lasciando un libro aperto sulla pagina con l’elenco di tutte quelle cose da cui Ari Lennox è partita artisticamente.

Appena prima c’è la traccia che probabilmente sarà incaricata di rendere Ari Lennox riconoscibile ai più. Questa:

Per questo, ‘Shea Butter Baby’ è un altro dei dischi più belli del mondo.