The Heavy

The Heavy è il nome di un quartetto inglese.
Una band che nel 2019 pubblica il suo quinto album per confermare un’identità che oggi stava per mancarci.
Attraverso lo spunto offerto da Lee Moses ho cercato di tracciare la linea che unisce il rock e il soul, ma il modo più efficace per spiegare il concetto è ascoltarlo nella musica.

‘Sons’ di The Heavy rappresenta proprio questo.

La felice unione fra soul, funk, chitarre garage, pezzi diretti come pugni in faccia, le spezie di certa musica western e una coesione micidiale.

Arrivano da Bath e con questo quinto disco si possono prendere il lusso di mettere i puntini sulle i. O, meglio, di uscire con un album che è la playlist della loro essenza.

Tutto è al proprio posto: l’attitudine del suono dal vivo, catturato alla vecchia maniera invece che da computer e plug in, la presenza palpabile di Memphis e anche quella del rock americano, l’energia di Kelvin Swalby che risulta essere un frontman saldissimo anche in studio (restituendo la sua versione degli insegnamenti presi sia a Marvin Gaye che a Edwin Starr) e la potenza della band ben rodata.

“Heavy For You” apre le ostilità e lascia senza fiato. Da qui è un ottovolante bellissimo all’interno della personalità artistica di The Heavy attraverso quello che sanno fare meglio: colpirci con le canzoni architettate magistralmente per lasciare il segno.

Tipo così:

Le fa coppia, più avanti, “Fighting For The Same Thing”, altra mina collocata appositamente per irretirci nella bolla di “Sons” che imprigiona anche ‘Better As One’ nata a causa degli eventi di Charlottesville nel 2017.

In tutto questo si sente anche un groove suonato con un bicchiere, è “Put The Hurt On Me” che apre la seconda parte del disco.

C’è anche spazio per “Simple Things” che sembra essere addirittura una parodia in chiave The Heavy di un pezzo degli Shalamar. Questa anticipa la traccia che più si avvicina a un universo glam rock, “A Whole Lot Of Love”.

The Heavy è una bestia fragile, ma è una bestia fragile che capiamo tutti e quattro. La band ha sempre avuto a che fare con la parte migliore delle nostre influenze ed è riuscita a farle funzionare insieme. Siamo diventati con il tempo alchimisti capendo quello di cui abbiamo bisogno. Tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni sembra averci portati qui. (Kelvin Swalby)

L’energia di “Sons” è quella che sta mancando da qualche uscita a questa parte a un altro gruppo che è nel mio radar da qualche anno e fortunatamente qui invece non accenna a diminuire o a nascondersi.
Il soul incontra il rock, incendia con il funk e diventa la miscela esplosiva di The Heavy.

Il segreto di ‘Sons’ è racchiuso in un semplice teorema: chi li ha amati prima, continuerà a farlo; chi non li conosceva può iniziare da qui e poi andare a ritroso per altre dosi di energia.

Tipo questa.

Mica male, no?

Schegge di musica, quella bella, che non conosce i confini dei generi e che per questo ci conquista sempre.