Quiet Storm - today

Quiet Storm. Forse un genere musicale o forse qualcosa in più. Sicuramente un concetto musicale, una prospettiva che è parte dei nostri ascolti da un sacco di tempo.
Per fare qualche esempio, Quiet Storm è quel modo di intendere la musica che è nato nel 1976, in estate, da Melvin Lindsey.

Nemmeno su Wikipedia in italiano se ne trova menzione. Ma la versione inglese riporta:

Quiet storm is a radio format and genre of contemporary R&B, performed in a smooth, romantic, jazz-influenced style. It was named after the title song on Smokey Robinson’s 1975 album A Quiet Storm.

Melvin lavorava a WHUR, un’emittente radiofonica di Washington, e proprio in quel periodo giocava come sostituto. Non era infatti una delle voci più presenti alla radio e forse proprio per questo non aveva quello stile – abbastanza impostato ai tempi – dei suoi colleghi più in vista.
Però passava le canzoni di Phyllis Hyman, Jean Carne e Norman Connors. Quella pasta lì, insomma.
E poi c’era un disco, che in America decisero dovesse essere il rappresentante di tutto quel suono.

A Quiet Storm di Smokey Robinson. Una storia che ho raccontato qualche tempo fa e che se hai voglia di leggere trovi qui.

Se guardiamo alle radio mainstream di oggi questa ricetta è stata completamente abbandonata. Tutto gira intorno a 20 canzoni che “rendono felici”, si è persa la voglia di star dietro a pezzi più lenti, “emozionali” come dicono alcuni, in favore di un “è tutto bello, va tutto bene” che stride sempre più con le emozioni di chi ascolta.

E questa distanza della radio dalle persone si fa sentire, ogni volta, sempre più forte. E questa distanza aumenta sempre, soprattutto d’estate, quando la sintonia vagabonda per la banda e non trova pace tra ritmi “felici” e messaggi Whatsapp.

Quiet Storm – cercarlo oggi

Difficile oggi ritrovare la voce di Luther Vandross, qualcosa dal disco di debutto (imprescindibile) di Sade, tracce prese da ‘Voodoo’ di D’Angelo, qualche episodio di ‘Midnight Love’ di Marvin Gaye. Così come si perdono le tracce di ‘Baduizm’ di Erykah Badu o di ‘Between The Sheets’ di The Isley Brothers oppure di altri dischi imprescindibili come ‘Maxwell’s Urban Hang Suite’ o ‘Rapture’ di Anita Baker.
A meno che tu non sia affezionato a Vibe con Massimo Oldani, ma a quel punto stai già giocando in casa. E fai solo bene.

Quiet Storm – dov’è, oggi?

Sono passati un sacco di anni, dal 1976.

Sicuramente nessuno è capace di farci tornare esattamente là, sicuramente la storia è cambiata così come sono cambiate le nostre abitudini.
Ma il Quiet Storm è sempre stato lì, ci ha accompagnati, ci ha tenuto la mano. Soprattutto quando non ci interessava ballare, quando non ci interessava divertirci per forza, quando avevamo la necessità semplice di un abbraccio.
 Sarebbe bellissimo, oggi, poter tornare indietro, poter avere di nuovo i nostri vent’anni, poter scaricare tutto quello che è più complicato adesso e andare ancora là. Facciamocene una ragione: non è possibile. E vivere ancorati soltanto al passato è una cosa che non si fa, anche se è facile, perché si diventa vecchi tromboni che suonano sempre la stessa canzone. Quella che ha per titolo “Ai miei tempi era meglio”.

Abbiamo un presente bellissimo, moderno, al passo con i tempi e con i nostri tempi, quelli che abbiamo – nel bene e nel male – contribuito a costruire.
E i nostri tempi ne propongono ancora un sacco, di Quiet Storm, anche se molti di quegli artisti hanno cambiato un po’ vestito, anche se molti di quei nomi adesso non ci sono più. La loro eredità continua, oggi, ed è bellissima.

Certo, è diversa. Ma guardati allo specchio: non sei diverso anche tu?
Eccolo, allora, il Quiet Storm di oggi. Quello contemporaneo, quello che ti porta nello stesso mondo, quello che è presente là dove la radio torna ad essere la radio e dove le playlist non te le compila un algoritmo ma – come ai vecchi tempi – appassionati di quella stessa musica che però non premono sul pulsante della nostalgia perché vivono nel presente.

Quiet Storm, cassettina 2019

Il viaggio è lungo e c’è ancora tanta strada da fare: come dico sempre è bello ascoltare la musica di oggi, senza dimenticare la tradizione ma trattando il passato per quello che è: ricordarlo, ricordarsene, trarre insegnamenti. Che ci piaccia o no non ci appartiene più, e questo è un dato di fatto.
 Oggi questo è il suono del Quiet Storm. Ed è bellissimo.
Qualche esempio lo trovi in una sorta di “cassettina” che ho preparato su Spotify.

Fuori algoritmo, come al solito.