Allen Stone

Allen Stone 2020

Allen Stone, classe 1987, canta dal 1990.
All’età di quindici anni viene folgorato da ‘Innervisions’ di Stevie e da lì è solo un crescendo.
Anche di consapevolezza, tanto che sul suo secondo disco, quello omonimo, c’è una perla assoluta che si intitola ‘Unaware’ e che secondo me rappresenta il perfetto punto di ingresso per conoscere meglio la sua musica.
Qui la versione dal vivo registrata in occasione delle Spotify Sessions:

Da lì il ritmo di pubblicazione è di circa un album ogni quattro anni e in mezzo un tour per portare la sua musica direttamente alla gente, rigorosamente indipendente e carico di groove, amore per la storia dalla quale proviene (e parliamo di Stevie, Marvin, Aretha e Donny).

L’anno successivo alla pubblicazione di ‘Allen Stone’ è quel duo di mattacchioni di Macklemore e Ryan Lewis che lo vogliono in ‘The Heist’ per collaborare su ‘Neon Cathedral’

Arriva il 2015 e Allen Stone ci regala ‘Radius’:

Il raggio è quella linea che si estende dal centro del cerchio verso l’esterno, e in molti modi questo album parla di far emergere le cose nel profondo, che si tratti di amore o di insicurezza, gioia, frustrazione per le cose che accadono oggi.

ed esce per Capitol Records, una major che però gli permette di essere sé stesso – che è una cosa difficilissima oggi, anche solo a pensare alle parabole di ottimi artisti indipendenti italiani che sotto il tetto di una major hanno in qualche modo perso quasi completamente il loro fuoco.

E dentro ‘Radius’ c’è la posizione ribaltata di “American Privilege” indirizzata all’America bianca e alla sua posizione di privilegio verso l’America nera, raccontata da un bianco con gli occhi azzurri. E poi c’è anche “Freedom” che parte come un singolo di elettronica e poi incendia tutto con il groove.
La storia, l’eredità e la contemporaneità come in “Guardian Angel” che si avvicina ai colori dell’hiphop:

Poi ‘Perfect World’ viene inserita nella colonna sonora di “Dear Withe People” di Netflix, c’è il tour che questa volta tocca anche l’Italia e in particolare il Biko a Milano.

Sul finire del 2019 è la volta di “Building Balance” che rappresenta una lezione di soul moderno fatta da Allen Stone. Il disco affronta un concetto molto ampio di amore filtrato nel codice di Allen composto di relazioni interpersonali e di rapporti.
Tecnicamente il disco è di quelli che i cvitici bvavi definirebbero “organico” perché registrato con pochissimo aiuto dell’elettronica prediligendo gli strumenti quelli veri ed ha molte frecce da scoccare.

I puristi osservano che essendo bianco non può essere un vero “soul singer”, ma a questo punto riprendo una dichiarazione di Stevie Wonder che è anche presente nella pagina principale di questo sito e che abbrevio così:

If you sing with soul, with feeling, then you are a soul singer. (Stevie Wonder)

Allen Stone – Building Balance

E di soul, di feeling, in “Building Balance” ce n’è in abbondanza.
Se a questo punto hai voglia di cercare i commenti sociali, ne troverai pochi. Allen Stone vive nel presente e il suo presente è fresco di un figlio. Cosa che ammorbidisce l’orizzonte e forse distrae anche un po’ dalla società per seminare in famiglia come cantare l’amore per la moglie, in ‘Sunny Days’ . E non è un male.
Soprattutto se quel che ne deriva è un disco che coniuga in maniera eccellente il talento, la storia della musica black e un atteggiamento da hippy moderno consegnandoci cinquanta minuti di musica ben distanti da un mero e stucchevole revival “soul” o, come preferiamo dire “rinascimento del soul classico”.
Di nuovo centro, per Allen Stone.

Come bonus track la sua versione dal vivo di ‘Is This Love’ e il suo sito ufficiale.