Kassa overall

Kassa Overall è nato a Seattle e da quando ha iniziato a suonare ha fuso il jazz, la world music e l’hiphop.

Che poi gli piaccia suonare la batteria è un altro indizio di quello che ci si potrebbe aspettare.

Kassa Overall è nato nel 1980. A Seattle. E poi si è spostato a New York.

Inevitabilmente è stato travolto da tutto l’hiphop che conta, quello storico, quello che fino a un certo punto di un batterista non se ne sarebbe fatto nulla.
Almeno fino al punto in cui non sono arrivati Gang Starr, Jungle Borthers, Digable Planets o A Tribe Called Quest.

Credo soprattutto almeno fino al punto in cui uno dei suoi ascolti fondamentali in ambito jazz, Brandford Marsalis, non decise di dar vita ai due bellissimi dischi a nome Buckshot Lafonque.

E poi Kassa ha ascoltato e imparato tantissime altre cose, crescendo, cercando in quel che ascoltava un senso che gli appartenesse, qualcosa che non fosse solo un suono ma qualcosa in più, qualcosa di magico.

Come quel pezzo di Joan Baez, ‘There But For Fortune’ del 1964. Quella canzone che inizia così:

Show me the prison, show me the jail
Show me the prisoner, whose life has gone stale
And I’ll show you a young man
With so many reasons why
And there but for fortune, go you or I…

Dice che è importante. Perché Kassa Overall prende questo tema e lo sviluppa, oggi, attraverso tutti gli strati difficili del suo talento (occorre non fermarsi al primo ascolto, questa volta, ma abbandonarsi al mondo di Kassa e a tutti gli strati di cui è fatta la sua musica).

Kassa Overall: I Think I’m Good

Ancora più profondo l’album nel quale ci sarà questa “cover”, questa riscrittura che si intitola ‘Show Me A Prison’ e che vede anche il prezioso contributo di Angela Davis (per un suo ritratto vedi questo articolo de Il Post) che lascia un messaggio in segreteria per Kassa. Che lui condivide con tutti noi.

Così come condivide un disco in cui ha fatto confluire tutto il meglio della scena jazz contemporanea di New York e probabilmente anche qualcuno di cui si sentirà parlare nei prossimi anni, visto il talento.

Ha raccolto tutto e lo ha consegnato a Gilles Peterson per la sua Brownswood Recordings (che Gilles Peterson è quello della Acid Jazz, quello che ha scoperto Jamiroquai, quello che è un’istituzione nel mondo della musica insomma e adesso tra le altre cose è su BBC 6 Music con un programma che detta legge per le proposte che condivide) intitolandolo ‘I Think I’m Good’.

Che è un disco denso, forse difficile all’inizio, un disco che ha dentro un sacco di cose come ad esempio le condanne al sistema carcerario americano, la rivendicazione di una dignità per coloro che combattono per la propria salute mentale. Un disco che ritrae le persone mentalmente sensibili sono quelle che diventano gli innovatori della nostra società.

Certo, il riferimento che a questo punto arriva più chiaro può essere quello a Kariem Riggins, e ci sta tutto. Kassa Overall, però, ha un approccio ancora diverso.

Il disco è stato realizzato nel suo modo da “backpack producer”. Intendendo come “backpack producer” colui che porta nel suo zaino tutto l’occorrente per creare e fissare le idee. Un laptop, forse, o un tablet, al quale attaccare strumenti e talento. Portare in giro tutto quel che serve per creare il proprio suono, per poter mischiare sé stessi con tutte le contaminazioni che si incontrano per strada, collaborare con il mondo e con l’esterno. Uno studio nomade, dove creare nella propria perfetta comfort zone.

C’è tutto questo, c’è molto altro nel mondo artistico di Kassa Overall che si regge guardando temi come l’incarcerazione, la claustrofobia, il disagio mentale tenendo sempre una porta socchiusa anche se nell’altra stanza la speranza è fragile (e lo è per sua natura).

Il vissuto di Kassa Overall, in dodici canzoni. Questo è ‘I Think I’m Good’ che uscirà alla fine di Febbraio.