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Kaytranada 2020

Kaytranada lo scorso 19 Novembre ha pubblicato un tweet. Questo:

Poco meno di un mese più tardi esce ‘Bubba’, il suo secondo lavoro sulla lunga distanza.

Kaytranada è nato ad Haiti ed è poi cresciuto a Montreal, dove ha forgiato il suo suono inconfondibile e terribilmente “cool” tanto da conquistare nel corso di pochissimi anni una manciata di fedelissimi che attendono le sue produzioni con entusiasmo sempre crescente.

Kaytranada è uno di quelli che ti abitua bene, che esce con un disco che si intitola ‘99,9%’  che è un piccolo gioiello e cosparge il tempo che separa il debutto dai nuovi lavori con dei singoli apparentemente slegati tra di loro, ma che – unendo i puntini con il senno di poi – rappresentano perfettamente un percorso.

Il progetto del disco di debutto viene chiuso attraverso la condivisione su Soundcloud di un mixtape che è quello 0,01% che mancava (anche se dura un’ora e mezza) e che puoi ascoltare qui:

L’atmosfera del club più bello del mondo è quella che fa girare i pezzi di Kaytranada e non si accontenta della paccottiglia “mainstream” dei suoni “da discoteca”, quella moderna.

La miscela di soul, funk, house e hiphop è ancora lì, tutta, ma con tantissima consapevolezza in più. Proprio per questo (ed è già accaduto ad Atlanta, con 6lack) il suo secondo disco è migliore del primo.

Aspetta un attimo, però, torniamo al momento in mezzo tra ‘99,9%’ e ‘Bubba’.

‘Dysfunctional’, ‘Nothing Like U’ e ‘Changes’ – i singoli che hanno sospeso il tempo fra i due album, non sono inclusi. ‘Bubba’ è un discorso tutto nuovo.

Kaytranada – Bubba

Un disco che puoi ballare dall’inizio alla fine, senza stancare le orecchie, godendoti di volta in volta i piccoli segreti che scopri quando ascolti lo stesso disco più volte. E trovi tutti i giochi e le finezze che qualcuno ci ha infilato, ma nascondendole un pochino.

‘Bubba’ nasce dal flusso di lavoro abituale per Kaytranada: lui costruisce i beat nel suo studio, concentrandosi solo sulla musica. Poi interpella i suoi contatti (che sono contatti del calibro di Goldlink, Kali Uchis, Anderson .Paak, Pharrell Williams, Tinashe, SiR, Masego, Charlotte Day Wilson) e invia loro il materiale su cui possono lavorare.

Quindi ‘Bubba’ di Kaytranada nasce da collaborazioni in remoto e per stessa ammissione del produttore in un’intervista con Zane Lowe di Beats1: “preferisco lavorare così. Oh lo so che oggi funziona meglio con la presenza, ma io sono un tipo riservato, preferisco stare nel mio e consentire a chi collabora con me di fare altrettanto perché non voglio influenzare me o loro. Sono uno che pensa agli affari propri e voglio continuare a farlo.”

Con il santino di MadLib in tasca, Kaytranada ha lasciato fuori da ‘Bubba’ un altro disco intero. Che forse uscirà come una sorta di “seconda parte” perché ci sono stati dei tempi piuttosto lunghi per quello che riguarda le autorizzazioni sui campioni utilizzati. Oltre a questo la musica che è stata composta negli scorsi due anni era veramente tanta e di qualità eccellente che lo stesso artista ha deciso di conservarla.

Forse possiamo parlare, qui, di “post hiphop” (non è vero, non è “post” nulla, ma lo hanno già classificato così alcuni magazine blasonati per cui mi metto anch’io in fila).
Sicuramente possiamo parlare della sorpresa più eclatante arrivata alla fine del 2019 che ci terrà compagnia per tutto il 2020.

Fra l’altro, “Bubba” è un flusso. Proprio come un album deve essere: coeso, fluido, che si fa ascoltare dall’inizio alla fine come se fosse una passeggiata fra amici. Io non so se questo fa ancora parte di quello che viene chiamato “cultura del club” (o clubbing, termini derivati da un’altra lingua a volte a sproposito), però so che fa quell’effetto lì. Ed è proprio bello.

Qui sotto c’è un video girato nel negozio più bello degli Stati Uniti, Amoeba, dove Kaytranada racconta quello che ha appena comprato, svuotando la borsa e raccontando sé stesso attraverso la musica che ascolta. Uno sguardo interessante che ti fa capire perché ‘Bubba’ è un disco da avere subito e perché Kaytranada è uno dei nomi più interessanti del nostro presente “black”.