Lee Moses

Lee Moses è il “deep soul” che arriva fino a oggi

Lee Moses è un nome che non spendiamo spesso quando parliamo di “storia della musica black”.
E secondo me facciamo molto male.
La sua storia è quella di tanti, tantissimi, talenti rimasti ingiustamente nell’ombra che è necessario rivalutare.

E non perché il chitarrista dei The Black Keys lo citi fra le sue influenze, ma perché la sua musica conta tantissimo e ci rivela alcuni “segreti” di quello che ascoltiamo anche oggi (con il “senno di poi” è vincere facile, lo devo ammettere).

Lee Moses è di Atlanta e negli anni ’50 ha fondato la sua prima band, The Showstoppers, che riscosse un ottimo riscontro a livello locale. Proprio durante uno dei loro concerti intorno alla metà degli anni sessanta, il contatto con un produttore lo portò a lavorare come chitarrista con un certo Jimi Hendrix a New York.

Da cosa nasce cosa, compresa l’amicizia con l’eroe della chitarra per antonomasia, e si arriva alla pubblicazione dei primi titoli per Lee Moses come solista, visto che ha una buonissima voce, (nel 1967) fino a un album, l’unico, del 1971.

In questo disco che si intitola ‘Time And Place‘ suonano anche alcuni membri degli Ohio Players e il disco contiene un “saluto” a Jimi Hendrix, la popolare ‘Hey Joe’ resa immortale dal chitarrista per la sua cover infuocata.

Abbiamo alcuni collegamenti, qui.
Innanzitutto quello che il “deep soul” abbia più di un elemento in comune con il rock.
Poi che Jimi Hendrix è comunque stato un’influenza del soul come lo conosciamo oggi.
E ancora che ‘Hey Joe’ è stata sì un pezzo “rock” (del resto se ne fanno una cover anche i Deep Purple non ci possiamo aspettare un vestito che non sia rock), ma anche “soul” tanto che ne esiste anche una versione di Wilson Pickett, per dire.

In “Time And Place” Lee Moses gioca anche con le radici del garage rock e della psichedelia applicata al soul  uscendone con un disco che rappresenta, per noi oggi, il suono di una metafora.
Quella di un gospel secolare condotto da un pastore che è innamorato del funk.
In sostanza, molto tempo dopo, quello che muove le corde in band come Vintage Trouble e The Heavy giusto per nominarne soltanto due.

Prima e dopo “Time And Place” ci sono altre registrazioni di Lee Moses, che oggi vedono la luce in una compilation che si intitola “How Longer Must I Wait” che riporta l’attenzione su un artista ingiustamente poco noto e poco apprezzato.

Ora tutta la produzione discografica di Lee Moses è alla nostra portata. Sia quel che è stato prima dell’album (e quindi le cover di ‘My Adorable One’ di Joe Simon o le versioni solo strumentali di ‘Reach Out I’ll Be There’ di The Four Tops e ancora ‘Day Tripper’ dei Beatles) sia dopo con la sua versione di una delle mie canzoni preferite di sempre, ‘Dark End Of The Street’.

Insieme a tutto questo anche il suo singolo più fortunato, quella ‘Bad Girl’ che suona così:

 

Lee Moses – gradi di separazione (coda)

Ecco, questi sono soltanto alcuni dei motivi per i quali Lee Moses merita il tuo tempo, per ascoltarlo. Poi potrà anche non essere nelle tue corde, non entrare nel novero dei tuoi preferiti, ma sicuramente resterà uno dei pilastri per i quali oggi ascolti la musica black.

Perché consapevole o meno, un sacco di cose passano dal Deep Soul e per quello che riguarda le periferie di questa espressione sicuramente Atlanta rientra nei posti che frequenti di più. Anche se non lo sai (oh, sì, la stessa Atlanta dell’hiphop e dell’ rnb contemporaneo di – per dire- 6lack).

A volte sono divertenti i gradi di separazione. A questo punto li hai contati: Jimi Hendrix – Lee Moses – Atlanta – 6Lack.
Quanto tempo in mezzo e quanta musica. Bellissima.