Lucky Daye

Lucky Daye 2020

Lucky Daye, che suona come Lucky Day e quindi come Giorno Fortunato.

Uno di quelli che puoi goderti a New Orleans. Ecco, immaginati proprio lì, in una delle sue chiese. Una chiesa di New Orleans dove però c’è una comunità che proibisce la musica secolare.

E tu sei un ragazzino a cui piace cantare, ma non quelle cose lì. Quindi usi la fantasia e ti inventi melodie che possano accompagnare le tue letture, sì, proprio quelle, e quei libri diventano le tue canzoni, le tue suite, le tue “opere”.

Una volta addirittura hai proprio litigato con mamma perché quella volta hai capito che il coro della chiesa non lo sopportavi più e le hai detto che non vuoi aspettare di andare in Paradiso per cantare sempre e dar lode al Signore. Tu vuoi cantare adesso, perché in Paradiso ci andrai tra un sacco di tempo e non vuoi aspettare di cantare quel che ti pare quando sarai morto.

Ad un certo punto mamma abbandona quella comunità, a causa dei danni causati dall’uragano Kathrina, e tu scopri il mondo. Per te il mondo è quello dell’R&B e ci sono quei posti che si chiamano Prince, Lauryn Hill, Stevie Wonder.

Te lo ricordi ancora quel viaggio, per te lunghissimo, tra New Orleans e il Texas, con mamma. E tu che per ingannare il tempo mandavi a memoria qualcuna delle tue melodie senza sapere ancora che una volta a destinazione ce ne sarebbero state altre, di melodie, di canzoni, di musiche.

Compi diciannove anni e hai sempre il bisogno di cantare. E allora ci provi, entri in American Idol. Non durerà molto, ma quella volta hai potuto cantare ‘A Change Is Gonna Come’.

Ecco, per te il percorso è stato sulla stessa strada di Al Green, solo che vi siete incrociati a un certo punto camminando in direzioni opposte. Hai presente? Un cenno di saluto con la mano, il Reverendo da una parte e un giovanissimo Lucky Daye dall’altra. Chi lo avrebbe mai detto?

Lucky Daye prima di ‘Painted’

Ok, adesso sei ad Atlanta e stai scrivendo le tue cose. Insieme ad August Alsina, un altro degli amici della musica nera, oscillando andata e ritorno con Los Angeles (trentasei ore di guida, facevate, ma ti rendi conto?).
E in L.A. lavori con Keith Sweat, Ne-Yo, con i Boyz II Men, Ella Mai e Mary J. Blige. Ma il ritmo ti sta facendo fuori, ti finisce le pile, è massacrante. E a un certo punto, inevitabilmente, cedi.

Le cose però non girano benissimo, è un momento difficile, forse il peggiore fino ad ora della tua vita. E proprio quando tutto era diventato buio (pesto) hai trovato la via d’uscita.

Quello fu il tuo giorno felice, il giorno in cui hai iniziato a costruire la tua fortuna, il tuo Lucky Day. E non lo dimenticherai mai.

Tornerai anche in chiesa, ma questa volta con una consapevolezza diversa, di nuovo dentro ma per ricominciare, per vedere tutto da un’altra prospettiva dopo aver spazzato via il passato.

Il disco di debutto di Lucky Daye

Di nuovo, i cartelli di benvenuto di Los Angeles, Atlanta, San Pedro. E le connessioni con nuovi e vecchi amici. Uno di questi, te lo ricordi?, quel matto di D’Mile. Quello che a un certo punto ti ha regalato quindici turni nel suo studio di registrazione mentre si occupava della musica di H.E.R. e l’altro suo amico, il producer che lavorava con Khalid (vedi come certe volte la musica si mette insieme e ti spiega che è sempre una sola, unica storia come dice anche un mio amico?)

E dodici di quelli sono canzoni che hai raccolto in “Painted”.

Adesso “Painted” è il disco di debutto di Lucky Daye e lì dentro c’è tutto il dolore che hai provato fino ad arrivare qui. Adesso basta, adesso quel dolore è musica. E, pensa, riesce a far star meglio gli altri.

Ce l’hai fatta.

Te lo ricordi, quando ti arriva quella comunicazione. Anzi, quelle quattro comunicazioni: nomination per la miglior canzone R&B, per la miglior performance R&B, per la miglior performance R&B tradizionale e per il miglior disco R&B.

Non vincerai in nessuna di queste. Ma non ti interessa, tu ce l’hai fatta.