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Mac Miller 2020

Mac Miller è senza alcun dubbio uno dei talenti che ci mancano, oggi.
E ci manca dal 7 Settembre 2018.
Dal 17 Gennaio è disponibile ‘Circles’, il disco pubblicato postumo sul quale stava lavorando come seguito ideale di ‘Swimming’ uscito nel 2018.

Ecco, ora potrei raccontare come vedo io il disco, ‘Circles’, ma siccome lo ha fatto benissimo Michele Boroni lascio il link a quello che ha scritto lui.

Mac Miller: dietro i cerchi.

Dietro il disco c’è un rapporto tra persone.

In particolare quello tra Mac Miller e Jon Brion che ha prodotto anche ‘Swimming’ e che sapeva che i piani di Mac fossero quelli di far uscire l’album nel 2018, poi andare in tour e una volta tornato lavorare per finire il lavoro già iniziato e portato avanti per un seguito che poi oggi è ‘Circles’.

Ora, immagina l’interno di uno studio con un tizio in t shirt, bermuda e beanie e Jon Brion alle prese con qualcosa su cui sta lavorando, mettiamo una colonna sonora tipo quella di Eternal Sunshine Of The Spotless Minds (che ha composto lui). Come tempo facciamo primavera 2017.

“Oh, io ho seriamente voglia di lavorare con te, ma credo tu possa avere qualche pregiudizio musicale contro l’hiphop o nei confronti della gente che fa i beat. Nel senso che io non lo so se per te quello che faccio io sia considerata musica.”

Al che Jon risponde semplicemente che “assolutamente no, è tutto espressione umana, per cui no, non ho alcun pregiudizio. Ma poi lo sai che sul dizionario Webster la musica è definita come ‘suono organizzato’? E che più ci pensi sotto questo aspetto e più diventa meravigliosa?”

Che poi, come sottolinea Michele, Brion aveva già avuto a che fare con l’hiphop quando venne chiamato con forza e contro tutti da Kanye West come co produttore di ‘Late Registration’ (e io ci leggo una infinità umiltà di Mac Miller ma forse sono io che divento sentimentale).

Ecco, ‘Swimming’ è iniziato così. E poi si è sviluppato tutte le volte che Mac Miller e Jon Brion si sono incontrati. Uno per far sentire le cose nuove e decidere quali sarebbero andate su ‘Swimming’ e quali su ‘Circles’, l’altro per riportare il materiale su cui aveva lavorato e andare avanti con i progetti, le idee, la musica.

“Ecco, Mac, questa idea è fantastica, solo che io ci sento il basso che dovrebbe spingere di più.”

“Hai ragione Jon, lo penso anche io ma non so come farlo. Mi aiuti tu?”

Ecco, questo è Mac Miller.

E nel tempo in cui hanno lavorato (tanto) insieme, Mac ha trovato in Jon lo strumento per far suonare la musica come lui l’aveva in testa. Come quella volta che cambiò tutto perché Mac prese il coraggio necessario per far sentire a Jon alcune idee che non erano proprio hiphop ma che hanno acceso Jon come un albero di Natale e tante di quelle cose le ha messe in ‘Circles’.

Che forse è un disco speciale proprio per questo.

Ma torniamo indietro, perché Mac e Jon finiscono ‘Swimming’ e si salutano. Poi il disco esce, Mac Miller parte in tour, poi non torna più da Jon.
Da Jon si presenta la famiglia di Mac, nel Febbraio del 2019, con delle chiavette USB, qualche disco fisso, forse qualche file con delle note vocali.

Era tutto quello che Mac stava preparando per Jon, ma ancora non glielo aveva fatto ascoltare. E lì dentro c’erano la cover di Arthur Lee, c’era ‘Blue World’ e tutte e due erano già belle che pronte.
Poi Jon aveva tutto il materiale che avevano già pressoché sistemato almeno alla buona prima del tour.

Jon decide di portare a termine quel disco, facendo un grandissimo lavoro per preservare l’origine e toccare il meno possibile. Per lasciare intatta la curiosità artistica di un talento come quello di Mac Miller. Per lasciare che i suoi pensieri fossero quelli che lui stesso aveva completato, quelli che già gli piacevano come erano venuti.

E ‘Circles’ funziona alla perfezione perché non è il disco di un artista che viene pubblicato postumo dove chiunque ha aggiunto qualcosa di suo. ‘Circles’ di Mac Miller funziona perché è un disco nato dalla collaborazione di due talenti e come nel vero lavoro di squadra quando un elemento è debole, il lavoro che manca lo fanno gli altri.

Io la storia la chiudo qui. Se non lo hai ancora fatto, qui sotto puoi ascoltare tutto il disco e finisco campionando dalla recensione di Michele la sua frase finale, che trovo l’unica possibile per chiudere un discorso su ‘Circles’ di Mac Miller: “uno dei migliori (e tristi) dischi postumi degli ultimi anni”.

 

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SLRVLTN Ventuno 01 2020 Radio Milano International

Radio Milano International presenta SLRVLTN Ventuno 01 2020.

Qui ascolti l’on demand:

 

SLRVLTN Ventuno 01 2020 Radio Milano International playlist

OLA ONABULE – Conceive It

GREGORY PORTER – Revival

FARR – Heal Me

CAUTIOUS CLAY – Erase

FREE NATIONALS, BENNY SINGS – Apartment

PIECES OF A MAN – Nothing To Lose, Pt. 1

ALLEN STONE – Sunny Days

THUNDERCAT, STEVE LACY, STEVE ARRINGTON – Black Qualls

NEZ, SCHOOLBOY Q – Wild Youngster

MICK JENKINS – Carefree

DREAMVILLE, ARI LENNOX – Bussit

DVSN – A Muse

THE WEEKND – Blinding Lights

THEOPHILOUS LONDON, TAME IMPALA – Only You

BLACKBEAR – Me & Ur Ghost

JOHN LEGEND – Conversations In The Dark

Ola Onabule

Ola Onabule 2020

Ola Onabule è uno di quegli artisti che quando incroci tieni con te per sempre.

E non è uno di quelli che fa musica semplice, tutt’altro, però fa musica che ti rimane addosso. Così come le storie che racconta.

All’interno delle sue canzoni puoi marciare per rivendicare il tuo diritto, puoi ballare fino a che non ti fanno male i piedi oppure puoi sederti e ascoltare le vite e i punti di vista di altri. Altri che domani potrebbero anche essere te.

Ecco, la sua forza è quella lì, quella di entrare in empatia. Facendolo con classe. A volte in punta di piedi. Sempre in maniera estremamente elegante.

Ascoltando la sua musica, a partire dal debutto del 1997 (ma prima ci sono state altre uscite, dai un’occhiata a Discogs ad esempio) è lampante realizzare che qualcosa di bellissimo sta per succedere.

E succede con ‘Unchain’

Da lì ci sono altri sette dischi nella strada che si fa per arrivare alla sua ultima uscita, “Point Less”. Su questa strada incrociamo alcune gemme che ancora oggi porto sempre con me come ad esempio questa:

E più avanti nel tempo, c’è un disco che rappresenta una svolta per Ola, “It’s The Peace That Deafens” in cui vengono al pettine alcuni dei nodi della situazione in Nigeria, dove si parla anche di Yoruba ‘Ornumilla’, di Nigeria (nella canzone che intitola l’album) e della storia autobiografica di un padre che vede allontanarsi la figlia dal nido per seguire la propria vita (nella delicatissima ‘The Girl That She Was’).

Una svolta artistica che non rinnega nulla del passato ma pone l’accento sulla parte jazz della mescola artistica di Ola Onabule, portando l’asticella verso una musica più “alta” e più  in evidenza rispetto al passato.

Il suo lavoro più recente è “Point Less”che è sia il seguito del precedente “It’s The Peace That Deafens” che l’attestato di quella svolta di cui leggevi sopra.

Rappresenta, ‘Point Less’,  sia una celebrazione della vita che una presa di coscienza relativa alle forze sociali che la minacciano. I temi diventano ancora più duri.
Nelle storie di ‘Point Less’ ci sono la violenza, l’immigrazione, la xenofobia, il tradimento e la dignità.
Temi che non sono nuovi nelle storie di Ola, ma che qui assumono i toni più diretti possibili e che ci riportano un disco sì triste, ma ottimista. Quanto meno speranzoso nei confronti di un futuro che si possa costruire a partire da questo presente apparentemente inutile, appunto pointless.

Nel disco c’è tutto il soul di un individualista che ha assorbito i suoni della sua giovinezza (nato in Inghilterra, cresciuto in Nigeria e tornato in Gran Bretagna dove adesso vive).

L’autosufficienza pratica è sempre stata il mio mantra per la sopravvivenza nel mondo musicale. Ho sempre sentito che le parti creative della scrittura, della produzione e della registrazione delle canzoni fossero semplicemente fasi diverse di un singolo processo

E questo processo per Ola Onabule si solidifca in “Point Less”. Dentro a quello che non è un concept album, ma comunque un disco con un filo conduttore ci sono le storie nuove.

Ola Onabule: Point Less

Come quella raccontata in ‘The Old Story’: il punto di vista di un uomo che ha commesso un omicidio e che in un certo senso si giustifica ponendosi domande filosofiche sulla società le cui risposte gli conferiscono il potere di decidere sulla vita e sulla morte dei suoi simili nel contesto storico in cui opera.

Che si collega alla canzone che intitola il disco: ‘Point Less’ è la fotografia di come la violenza sia inutile e di come, oggi, spesso la tendenza delle persone sia quella di puntare il dito sulla vittima piuttosto che sul carnefice per quel che riguarda i soliti giudizi colmi di aridità e cattiveria.

Qualche traccia più avanti ci porta a ‘Suru Lere’ che è un posto in cui gli africani di reimpatriati dagli Stati Uniti si stabilivano nel diciannovesimo e ventesimo secolo e viene usata come metafora di un posto in cui governano la pace e la tranquillità sociale. Un canto che esorta i figli della diaspora (di cui si parla anche nel disco precedente) a tornare ad un’ideale Suru Lere abbandonando le aberrazioni e le politiche razziali che li affliggono.

Ancora ci sono riferimenti a “We And They“, il poema di Rudyard Kipling, al razzismo e all’uguaglianza, alla vacuità delle parole di condoglianze e cordoglio quando non sono seguite da azioni concrete (e questa situazione è decisamente universale) o una coppia di canzoni legate dalla storia che raccontano. Una dal punto di vista esterno dell’omicidio di un padre davanti alla figlia e alla moglie e l’altra dalla prospettiva di un cronista, lontano, che racconta il fatto interrogandosi su come il tappeto sociale possa permettere che queste cose accadano.

E alla fine di questa storia c’è ‘Conceive It’. Il nuovo singolo, dove l’ascoltatore diventa attore principale. Gli viene chiesto di immaginare un mondo distopico in cui l’assurdo è la norma. Alla fine si percepisce che il mondo che gli viene chiesto di immaginare è quello in cui abitiamo.

And they’ll conceal it,
Not with loud words, of an enemy, but with gold silence
Of a cold society, hardened to violence
Where to speak of unity only makes no sense.

Open up your eyes and see
It’s already happening.
It’s how things already.


Ecco, questa è solo una piccola finestra su un mondo esageratamente ricco nel quale anche tu sei il benvenuto. Ci vuole solo un po’ di tempo per ascoltare tutto, come si deve fare sempre con le belle storie. Anche quando sono amare, perché in quelle storie alla fine resta sempre almeno uno spiraglio di speranza.

Spotify ha compilato una playlist con le sue tracce essenziali che trovi qui sotto:

SLRVLTN QUATTORDICI-01-2020 radio milano international

SLRVLTN QUATTORDICI 1 2020 Radio Milano International

SLRVLTN quattordici 1 2020 Radio Milano International on demand. Ascoltalo qui:

 

SLRVLTN quattordici 1 2020 Radio Milano International Playlist

 

ALICIA KEYS – Underdog

JOHN LEGEND – Conversations In The Dark

FUTURE, DRAKE – Life Is Good

MAC MILLER – Good News

CELESTE – Stop This Flame

DEVIN MORRISON – Casper

GREG BANKS – Get Lost

DREW – Midnight Moon

KHALID – Eleven

THEOPHILUS LONDON – Cuba

NEZ, SCHOOLBOY Q. – Wild Youngsta

KAYTRANADA, PHARRELL WILLIAMS – Midsection

MATTHEW GRANT – God Only Knows

LUKE JAMES – Blow

COMMON, TOM MISCH – My Fancy Free Future Love

GARY CLARK JR, ANDRA DAY – Pearl Cadillac

SLRVLTN Quattordici 1 2020 Radio Milano International Playlist

Allen Stone

Allen Stone 2020

Allen Stone, classe 1987, canta dal 1990.
All’età di quindici anni viene folgorato da ‘Innervisions’ di Stevie e da lì è solo un crescendo.
Anche di consapevolezza, tanto che sul suo secondo disco, quello omonimo, c’è una perla assoluta che si intitola ‘Unaware’ e che secondo me rappresenta il perfetto punto di ingresso per conoscere meglio la sua musica.
Qui la versione dal vivo registrata in occasione delle Spotify Sessions:

Da lì il ritmo di pubblicazione è di circa un album ogni quattro anni e in mezzo un tour per portare la sua musica direttamente alla gente, rigorosamente indipendente e carico di groove, amore per la storia dalla quale proviene (e parliamo di Stevie, Marvin, Aretha e Donny).

L’anno successivo alla pubblicazione di ‘Allen Stone’ è quel duo di mattacchioni di Macklemore e Ryan Lewis che lo vogliono in ‘The Heist’ per collaborare su ‘Neon Cathedral’

Arriva il 2015 e Allen Stone ci regala ‘Radius’:

Il raggio è quella linea che si estende dal centro del cerchio verso l’esterno, e in molti modi questo album parla di far emergere le cose nel profondo, che si tratti di amore o di insicurezza, gioia, frustrazione per le cose che accadono oggi.

ed esce per Capitol Records, una major che però gli permette di essere sé stesso – che è una cosa difficilissima oggi, anche solo a pensare alle parabole di ottimi artisti indipendenti italiani che sotto il tetto di una major hanno in qualche modo perso quasi completamente il loro fuoco.

E dentro ‘Radius’ c’è la posizione ribaltata di “American Privilege” indirizzata all’America bianca e alla sua posizione di privilegio verso l’America nera, raccontata da un bianco con gli occhi azzurri. E poi c’è anche “Freedom” che parte come un singolo di elettronica e poi incendia tutto con il groove.
La storia, l’eredità e la contemporaneità come in “Guardian Angel” che si avvicina ai colori dell’hiphop:

Poi ‘Perfect World’ viene inserita nella colonna sonora di “Dear Withe People” di Netflix, c’è il tour che questa volta tocca anche l’Italia e in particolare il Biko a Milano.

Sul finire del 2019 è la volta di “Building Balance” che rappresenta una lezione di soul moderno fatta da Allen Stone. Il disco affronta un concetto molto ampio di amore filtrato nel codice di Allen composto di relazioni interpersonali e di rapporti.
Tecnicamente il disco è di quelli che i cvitici bvavi definirebbero “organico” perché registrato con pochissimo aiuto dell’elettronica prediligendo gli strumenti quelli veri ed ha molte frecce da scoccare.

I puristi osservano che essendo bianco non può essere un vero “soul singer”, ma a questo punto riprendo una dichiarazione di Stevie Wonder che è anche presente nella pagina principale di questo sito e che abbrevio così:

If you sing with soul, with feeling, then you are a soul singer. (Stevie Wonder)

Allen Stone – Building Balance

E di soul, di feeling, in “Building Balance” ce n’è in abbondanza.
Se a questo punto hai voglia di cercare i commenti sociali, ne troverai pochi. Allen Stone vive nel presente e il suo presente è fresco di un figlio. Cosa che ammorbidisce l’orizzonte e forse distrae anche un po’ dalla società per seminare in famiglia come cantare l’amore per la moglie, in ‘Sunny Days’ . E non è un male.
Soprattutto se quel che ne deriva è un disco che coniuga in maniera eccellente il talento, la storia della musica black e un atteggiamento da hippy moderno consegnandoci cinquanta minuti di musica ben distanti da un mero e stucchevole revival “soul” o, come preferiamo dire “rinascimento del soul classico”.
Di nuovo centro, per Allen Stone.

Come bonus track la sua versione dal vivo di ‘Is This Love’ e il suo sito ufficiale.

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SLRVLTN SETTE 01 2020 Radio Milano International

SLRVLTN SETTE 01 2020 Radio Milano International on demand è disponibile su Spotify.

SLRVLTN SETTE 01 2020 Radio Milano International Playlist

KOJEY RADICAL – Cashmere Tears

USHER, ELLA MAI – Don’t Waste My Time

REECE – China Blue

THE ROOTS, TISH HYMAN – Feel It You Got It

STORMZY – Do Better

FREE NATIONALS, ANDERSON .PAAK, T.NAVA – Gidget

BERHANA – California

ARIN RAY – The Get Down

MASETTI, ZAC KOVAL – Attention

JUSTIN BIEBER – Yummy

ELI SOSTRE, 451 – Trust In

KRANIUM – In Charge

KAYTRANADA, IMAN OMARI – 2 The Music

PIECES OF A MAN – Grits

CHUCK MERCER – Vibe

SMINO, MONTE BROOKER, MASEGO – Sleigh

FRENCH MONTANA – That Way

MATTHEW GRANT – God Only Knows

SLRVLTN-40-palylist

 

 

KAYTRANADA-HEADER

Kaytranada 2020

Kaytranada lo scorso 19 Novembre ha pubblicato un tweet. Questo:

Poco meno di un mese più tardi esce ‘Bubba’, il suo secondo lavoro sulla lunga distanza.

Kaytranada è nato ad Haiti ed è poi cresciuto a Montreal, dove ha forgiato il suo suono inconfondibile e terribilmente “cool” tanto da conquistare nel corso di pochissimi anni una manciata di fedelissimi che attendono le sue produzioni con entusiasmo sempre crescente.

Kaytranada è uno di quelli che ti abitua bene, che esce con un disco che si intitola ‘99,9%’  che è un piccolo gioiello e cosparge il tempo che separa il debutto dai nuovi lavori con dei singoli apparentemente slegati tra di loro, ma che – unendo i puntini con il senno di poi – rappresentano perfettamente un percorso.

Il progetto del disco di debutto viene chiuso attraverso la condivisione su Soundcloud di un mixtape che è quello 0,01% che mancava (anche se dura un’ora e mezza) e che puoi ascoltare qui:

L’atmosfera del club più bello del mondo è quella che fa girare i pezzi di Kaytranada e non si accontenta della paccottiglia “mainstream” dei suoni “da discoteca”, quella moderna.

La miscela di soul, funk, house e hiphop è ancora lì, tutta, ma con tantissima consapevolezza in più. Proprio per questo (ed è già accaduto ad Atlanta, con 6lack) il suo secondo disco è migliore del primo.

Aspetta un attimo, però, torniamo al momento in mezzo tra ‘99,9%’ e ‘Bubba’.

‘Dysfunctional’, ‘Nothing Like U’ e ‘Changes’ – i singoli che hanno sospeso il tempo fra i due album, non sono inclusi. ‘Bubba’ è un discorso tutto nuovo.

Kaytranada – Bubba

Un disco che puoi ballare dall’inizio alla fine, senza stancare le orecchie, godendoti di volta in volta i piccoli segreti che scopri quando ascolti lo stesso disco più volte. E trovi tutti i giochi e le finezze che qualcuno ci ha infilato, ma nascondendole un pochino.

‘Bubba’ nasce dal flusso di lavoro abituale per Kaytranada: lui costruisce i beat nel suo studio, concentrandosi solo sulla musica. Poi interpella i suoi contatti (che sono contatti del calibro di Goldlink, Kali Uchis, Anderson .Paak, Pharrell Williams, Tinashe, SiR, Masego, Charlotte Day Wilson) e invia loro il materiale su cui possono lavorare.

Quindi ‘Bubba’ di Kaytranada nasce da collaborazioni in remoto e per stessa ammissione del produttore in un’intervista con Zane Lowe di Beats1: “preferisco lavorare così. Oh lo so che oggi funziona meglio con la presenza, ma io sono un tipo riservato, preferisco stare nel mio e consentire a chi collabora con me di fare altrettanto perché non voglio influenzare me o loro. Sono uno che pensa agli affari propri e voglio continuare a farlo.”

Con il santino di MadLib in tasca, Kaytranada ha lasciato fuori da ‘Bubba’ un altro disco intero. Che forse uscirà come una sorta di “seconda parte” perché ci sono stati dei tempi piuttosto lunghi per quello che riguarda le autorizzazioni sui campioni utilizzati. Oltre a questo la musica che è stata composta negli scorsi due anni era veramente tanta e di qualità eccellente che lo stesso artista ha deciso di conservarla.

Forse possiamo parlare, qui, di “post hiphop” (non è vero, non è “post” nulla, ma lo hanno già classificato così alcuni magazine blasonati per cui mi metto anch’io in fila).
Sicuramente possiamo parlare della sorpresa più eclatante arrivata alla fine del 2019 che ci terrà compagnia per tutto il 2020.

Fra l’altro, “Bubba” è un flusso. Proprio come un album deve essere: coeso, fluido, che si fa ascoltare dall’inizio alla fine come se fosse una passeggiata fra amici. Io non so se questo fa ancora parte di quello che viene chiamato “cultura del club” (o clubbing, termini derivati da un’altra lingua a volte a sproposito), però so che fa quell’effetto lì. Ed è proprio bello.

Qui sotto c’è un video girato nel negozio più bello degli Stati Uniti, Amoeba, dove Kaytranada racconta quello che ha appena comprato, svuotando la borsa e raccontando sé stesso attraverso la musica che ascolta. Uno sguardo interessante che ti fa capire perché ‘Bubba’ è un disco da avere subito e perché Kaytranada è uno dei nomi più interessanti del nostro presente “black”.

Samuel Jack

Samuel Jack 2019

Samuel Jack è il soul pop bianco, è la musica che conta – per le storie che racconta nei testi.

Samuel Jack ha una voce che arriva diretta dal blues (e diciamocelo chiaro che praticamente “la black” nasce proprio tutta da lì e da papà gospel, dai, ma questa è un’altra storia), passa per la Motown e arriva a noi.
Samuel Jack è uno che racconta le storie, e lo fa bene.
Samuel Jack è uno degli artisti da tenere nel radar per il 2020 (a meno che tu non lo abbia già tra i preferiti) per il semplice motivo che quando la musica è così onesta, così diretta e così coinvolgente nella sua semplicità ha diritto di essere ascoltata. Con la certezza che muoverà qualcosa dentro.
E quest’anno esce il suo disco d’esordio.

E, vedrai, una volta premuto play ti conquista. Come ha fatto con noi che lo abbiamo condiviso alla radio, il martedì sera, in Soul (R)Evolution e ancora prima su questo stesso sito, qui.

“Ascolto musica di ogni genere, ma c’è qualcosa nel Blues, nel Soul, nel Gospel che mi entra nelle vene. La storia di tutto, il dolore, il dolore, la gioia, il sesso. E quando quelle emozioni sono trasmesse da una voce che lo significa davvero, sento solo che non può esserci un modo migliore per esprimerti “. (Samuel Jack)

Dice: “Sono cresciuto dai suoni e dal mondo delle canzoni di redenzione” e io l’ho conosciuto con questa:

‘Kill All The Lights’ è uscita nel 2018 e lui scriveva, cantava e viveva in un caravan.
Lì ha scritto la prima manciata di canzoni e le ha fatte ascoltare al mondo. Il suo mondo piccino, indifeso, introspettivo nasce da lì.
E porta con sé un bel pacchetto di battaglie, alcune annegate in un bicchiere e altre che battono forte in testa.

C’è l’impegno sociale, con ‘Refugee’
Dopo ‘Kill All The Lights’ lo avrebbe lasciato, il suo mondo piccino, vincendo una sua grandissima reticenza: vivere a Londra, lontano dalla solitudine, dalla completa indipendenza, a contatto con una città grande, che ti inghiotte e ti nasconde. Ma che ti permette di andare oltre, di superare le paure e i limiti.

Samuel Jack a Los Angeles

Fino a portarti a Los Angeles, dove scrivi nuova musica e metti basi ancora più solide alle tue storie.
E ad un certo punto iniziano ad arrivare anche le canzoni felici, perché i tuoi demoni li hai messi da parte.
Forse hai vinto tu. Anzi, togli il forse.

E da questa vittoria ne arrivano altre.
Una in particolare è quella più importante.
Quella di quando ti rendi conto che non sei più da solo, quella che risuona dentro chiunque abbia la voglia di entrare in una nuova canzone, in una nuova storia, che hai il coraggio di cantare e raccontare, che è quella di molti e che si intitola ‘In My Head’.

Ho lottato con la depressione e l’ansia e sono certo che i miei problemi siano nati attraverso la mia situazione e successivamente hanno influenzato ogni aspetto della mia vita. Le relazioni personali sono state la chiave per uscire e per conquistare la mia positività.


E poi arriva una storia che ha come protagonista il mondo.
Quello che conosciamo oggi, quello della generazione che è il futuro e che può diventare con molta facilità un inno alla vita.

Samuel Jack ogni tanto regala anche qualche cover. Fra le più recenti quella di ‘I Don’t Have To Change’ di John Legend (e qui si capisce qual è il terreno sul quale gioca) che si distanzia dalla sua prima cover, quella di ‘Gangsta Paradise’ arrangiata al piano (!!!).
Oppure un’incursione nel repertorio di Justin Timberlake.

Lui è di Londra, lui è Samuel Jack, lui è uno di quelli da tenere d’occhio nel 2020. E questo è il suo sito internet.

Dieci 12 2019 Soul (R)Evolution Header

Radio Milano International Dieci 12 2019 Soul (R)Evolution

Dieci 12 2019 Soul (R)Evolution è disponibile on demand:

Dieci 12 2019 Soul (R)Evolution #playlist

TIANA MAJOR9, EARTHGANG – Collide

TUXEDO, TONY! TONI! TONÉ – Own Thang

JMR – State Of The Art

RAVEENA – Still Dreaming

FRANK MCCOMB – No Matter What

TOBI, HARRISON – Beige

ANT CLEMONS, TY DOLLA $IGN – Excited

BLAKEY – Upfall

JAMES VICKERY, KENNY BEATS – Tear It Apart

STORMZY, BURNA BOY, ED SHEERAN – Own It

THE WEEKND – Blinding Lights

MICHAEL KIWANUKA – Hero

CALIBRO 35, ILLA J – Stan Lee

JNR WILLIAMS – Us In Major

MONTELL JORDAN – First Date

KHRUANGBIN, LEON BRIDGES – Texas Sun

Tre 12 2019 Soul (R)Evolution Header

Tre 12 2019 Soul (R)Evolution

Tre 12 2019 Soul (R)Evolution ha suonato su Radio Milano International così:

Tre 12 2019 Soul (R)Evolution #playlist

KANYE WEST – Follow God

KALIN WHITE – Right Where I Wasn’t

JOHN VINYL – Adore

R.LUM.R – How This Feels

GODFATHERS OF HARLEM, JOHN LEGEND, YBN CORDAE – In These Streets

KHALID – Up All Night

ALICIA KEYS – Time Machine

THE WEEKND – Blinding Lights

TAMARAEBI – Midnight Train

SAMUEL JACK – We Are The Future

GUY SEBASTIAN, THE HAMILTONES, WALE – Let Me Drink

JORJA SMITH – Make It Right

BERHANA – Lucky Strike

YUXEDO, CE LOO GREEN – Get The Money

THE PENDLETONS, ISHTARR – 19 Flavors